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KETHANE - INSIEME - Rom e Sinti per l'Italia

Da anni le nostre comunità sono esposte a campagne di pregiudizio e discriminazione che negli ultimi tempi trovano sostegno e giustificazione in una politica che ha assunto la ruspa come simbolo, lo sgombero come pratica. Questa campagna, non contrastata a sufficienza dalle istituzioni e sostenuta da una parte dei media, provoca un odio profondo nei nostri confronti.

CONTRO RAZZISMO E DUISCRIMINAZIONE

Un odio che non si ferma alle parole, sui social, sui media, nei bar, sui bus o nei supermercati, ma sempre più spesso si trasforma in veri e propri attacchi fisici nei confronti dei Rom e Sinti più esposti e più riconoscibili per le condizioni di precarietà e marginalità in cui vivono. Questa pressione rende la vita dei Rom e dei Sinti una lotta quotidiana che non tocca soltanto la parte più povera e più visibile della comunità, ma colpisce anche quella più integrata e meno esposta, a tal punto da costringere molti a nascondere la propria identità per poter avere un po’ di serenità.

Ma nonostante le barriere di discriminazione, di rifiuto e di umiliazione, o forse proprio per questo motivo, in questi ultimi anni è cresciuta una generazione che sente la necessità di combattere il male che ci colpisce e che è consapevole che questa lotta non appartiene soltanto a Rom e Sinti che si sentono e sono parte di questo Paese, ma appartiene a tutti gli Italiani che credono nei principi della Carta costituzionale che ci lega in un patto di solidarietà, di uguaglianza nei diritti e nei doveri e di tutela dei più deboli come base essenziale della democrazia, un patto da rinnovare per affrontare e superare lo smarrimento di fronte a fenomeni nuovi e globali che spingono a chiudersi in se stessi e ad alzare muri anziché costruire ponti.

PER UNA VITA NORMALE, PER UN PAESE MIGLIORE

Per questo nelle nostre comunità cresce il bisogno di unità delle nostre diversità, di consapevolezza di noi stessi per superare il sentimento di inferiorità, di affermazione della nostra dignità, di partecipazione alla vita del nostro Paese a pari titolo, di avere diritto a una vita normale. Noi ci pensiamo come strumento per dare voce alle nostre comunità ed esprimere i nostri problemi, le nostre aspettative. Ci motiva l’amore per il nostro popolo, ci motiva l’amore per il nostro Paese e la giusta richiesta che il nostro Paese ci accetti come propri cittadini.

Troviamo una forza immensa nella nostra Storia, che fa parte della Storia d’Italia, nel ricordo dei nostri padri che hanno combattuto e dato la vita per liberarla dal fascismo, nel ricordo dei nostri antenati che sono stati deportati e internati per motivi razziali nei campi di concentramento di questo Paese. Troviamo orgoglio nella nostra cultura che ci ha fatto sopravvivere a secoli di persecuzioni. La nostra forza nasce dalla nostra sofferenza e dalla nostra capacità di sopravvivere e di stare insieme nei momenti più difficili.

Ci ispira e ci motiva la lotta di chi ha combattuto prima di noi per il progresso delle nostre comunità. Per questo siamo determinati a dare il nostro contributo affinché le nuove generazioni possano avere un punto di partenza migliore, affinché i nostri figli non debbano subire quello che abbiamo subito noi. Ma siamo anche profondamente consapevoli che il futuro dei nostri figli, sarà migliore se lo sarà anche quello di tutti i figli di questo paese.

INSIEME

Con queste motivazioni nasce il movimento Ketahne - rom e sinti per l’Italia. Un movimento che vuole unire rom e sinti d’Italia che sentono il bisogno di alzare la testa, di non sentirsi il capro espiatorio di nessuno, e che sentono giusto rivendicare il proprio posto nella società con l’ambizione di migliorare la propria condizione e con essa il nostro Paese portando il contributo positivo di valori della propria cultura, della propria visione del mondo. Sentiamo anche di poter dire che in questo momento il nostro Paese ha bisogno della voce di quelli come noi che sono considerati gli ultimi, perché siamo convinti che, nel rispetto della nostra Costituzione, la società sarà compiutamente democratica se non ci saranno ultimi ai quali è negata la voce. A noi la voce viene negata e con la voce il diritto a una vita normale. Noi sappiamo che senza questa voce prevale la legge del più forte, prevale la prevaricazione.

E ora noi vogliamo prendere la parola, perché vogliamo essere rispettati e riconosciuti per quello che siamo: uomini e donne di questo Paese con la nostra storia e la nostra cultura, come tutti. Vogliamo essere riconosciuti e quindi ascoltati perché abbiamo delle cose da dire, sul nostro modo di vedere il nostro posto in un Paese libero e democratico, nel quale non avere pretese ma proposte per il bene nostro e di tutta la collettività.

Il nostro impegno è quello di percorrere un sentiero comune, rom e sinti e quei cittadini che credono nei principi fondamentali che regolano una convivenza pacifica e armoniosa tra uomini e donne che non sono divisi da etnia, colore della pelle o religione ma che hanno in comune la propria umanità. 

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